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Volevo vedere il cielo

7 gennaio 2006
Autore
Massimo Carlotto
Regia
Maria Assunta Calvisi
Con
Miana Merisi
Assistenza alla regia
Francesca Cara
Luci
Stefano De Litala
Organizzazione
Luana Brocato
Con la partecipazione di
Francesca Cara

Una donna, di cui non si conosce neanche il nome. Si sa invece che il marito si chiama Arturo, un brav’ uomo, grande lavoratore, “sempre su e giù col muletto”, ormai rassegnato alle avversità della vita. Curiosamente non si conosce neanche il nome della figlia, “la ragazzina”, che cerca in tutti i modi di sfuggire alle grinfie della madre che la vorrebbe velina o concorrente del “Grande Fratello”, anche battona purché non, come lei, frustrata e infelice. Un’infelicità annegata nel vermouth, unico sollievo a una vita grigia da discount, offerte speciali e sogni consumati nel cesso.


Non occorre un accadimento eclatante per far scoppiare il dramma. Il dramma è covato dentro, pronto a esplodere perché alimentato, giorno per giorno, dall’angoscia di una quotidianità vissuta nella speranza di un riscatto che solo “la ragazzina” ormai potrebbe offrire se diventasse un personaggio famoso dei programmi televisivi.


Nel testo l’ambiente è quello della periferia torinese, nella messinscena la donna è una borgatara romana.  Ma la radiografia di uno spaccato della società di oggi, in cui si alimentano falsi miraggi, luoghi comuni, stereotipi del successo e della felicità, non cambia perché non cambia il senso di desolazione e di miseria culturale e morale. “Volevo vedere il cielo, almeno un pezzettino” dice la donna con amarezza. Ma per lei il cielo non c’è mai stato nella sua stanza, come nella canzone. “Io volevo solo che la mia ragazzina fosse felice, che almeno lei lo vedesse il cielo. Niente più niente al mondo potrà rimettere a posto le cose”.


In scena una Miana Merisi che si dà totalmente corpo e anima e ci restituisce, con grande sensibilità di attrice, i toni della tenerezza, dell’ironia, della pochezza, della disperazione.