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Stendiamo una velina pietosa

7 gennaio 2011
Autore
Nino Nonnis
Con
Nino Nonnis

La “velina”, un tempo temuta e invadente, si è riciclata nella sua portatrice, oggi è sognata da tutti e per tutti è benvenuta. Sono diventate un corredo basilare, un arredamento risolvente. E ormai si sa, la donna bella è sempre più spesso intelligente. Tutti ambiamo a scoprire e goderci la loro capacità intellettiva.


Le veline, da gruppo sparuto, fortunato ma raro, sono diventate una categoria folta che si sta via via differenziando. Ci sono le meteorine, le letterine e altre sotto categorie, tutte unite dall’avvenenza e dalla capacità di muoversi succinte sorridendo a tutti. Sono molte perché nel loro novero bisogna inserire le aspiranti che, rispetto alle veline di ruolo, hanno i titoli, ma non ancora l’utilizzazione televisiva. Dico televisiva perché vengono utilizzate in altri campi, oppure loro stesse, nel frattempo, si danno da fare in situazioni in cui magari è meglio non essere ripresi da una telecamera. Partecipano a feste, definite festini, rispondono agli inviti più svariati e contemporaneamente fanno provini che, talvolta, sono delle vere e proprie prove per testare la loro disponibilità a voler fare carriera. Le madri le accompagnano ai concorsi, non per vigilare e controllarle come un tempo, ma per essere loro di impulso, stimolo, continuo richiamo e pungolo. All’elenco di madri premurose si aggiungono anche i padri.


Ci si avvia così verso il razzismo estetico e se non somigli vagamente a Belen Rodriguez, prendi il titolo di loffia, narfa e altre simili delicatezze linguistiche.


Un mondo di difficile accesso, perché le veline sono destinate ai calciatori, agli sportivi con contratti milionari, ai milionari che di sportivo non hanno niente, neanche più l’età, ma si muovono ugualmente, ancora più veloci, con la Ferrari via terra e con un panfilo sul mare.


Agli altri rimangono le riviste dal barbiere e il telecomando.