• G09_sento_2
  • G09_sento_1

CALENDARIO

< dic 2018 >
LMMGVSD
26 27 28 29 30 1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31 1 2 3 4 5 6

Sento strane voci

7 gennaio 2000
Autore
Maria Giacobbe
Regia
Maria Assunta Calvisi
Lo spettacolo è nato dalla voglia di ascoltare le mie "strane voci" che mi ricordano spesso, non so ancora se "purtroppo" o "per fortuna", che sono una regista donna, prima di tutto una donna, e che quindi non posso non esprimere anche nella mia professione il mio mondo interiore e la mia specificità. Come in "Grazia a Maria", dove ho voluto raccontare di due donne, Grazia Deledda e Maria Carta, delle loro lotte, le loro amarezze, le loro contraddizioni, che pure nella loro realtà di donne sarde (e universali) non sono diverse da quelle di altre donne che hanno speso una vita per esprimere la loro arte o soltanto il loro diritto a "esserci". O come anche in "La Madama Pullarola", spettacolo che ho realizzato in Abruzzo, la mia regione di origine, dove attraverso questo personaggio mi riappropriavo in qualche modo delle mie radici e ricomponevo la mia identità.

"Sento strane voci": sono le strane voci per la quali non so a chi appartenga la stranezza, quella stranezza che si leviga nel tormento di sentirla e conoscerla. La voce delle tensioni di ogni donna, a cui la poesia toglie il velo o ve lo stende sopra per preservarne il pudore.

Quelle "strane voci" che ti dicono di seguire la tua ispirazione con coerenza e determinazione.

Voci soprattutto, suoni di voci di donne di oggi che con il loro impegno di artiste vogliono raccontare le voci di ieri, di altre, cercando la coerenza della continuità e del riconoscimento dell'appartenenza.

E prima delle altre la voce di Maria Giacobbe che attraverso le sue poesie ci racconta le sue ansie di donna sensibile e consapevole dei tristi destini del mondo, ma anche le sue speranze per un mondo diverso.

Oggi "Sento strane voci": le mie voci di dentro, appunto; e poi le voci, strane perché diverse, dell'attrice e della cantante in scena, di Rita Frongia e di Rossella Faa, voci che danno corpo, consistenza e levità alla parola. L'una che interpreta attraverso i suoni e le sonorità delle persone pensieri e ed emozioni svelati o nascosti; l'altra, che accompagna, racconta, suggerisce con la leggerezza e la densità della voce e della musica.

L'una... l'altra... l'una alter ego dell'altra, in un gioco ad incastri e incontri dove la parola si fa ritmo, suono, eco. Un'attrice e una cantante per dare un ritmo musicale (quasi esistesse una partitura) a tutto lo spettacolo, anche laddove la parola, forte e rotonda, si impone nella sua pienezza.

In questo spettacolo esiste un percorso narrativo suggerito dalla storia di Maria Giacobbe: l'infanzia in Sardegna e la sua vita di giovane madre in Danimarca; la sua crescita come donna, scrittrice e intellettuale sempre vigile e attenta a capire ma anche a vivere profondamente dentro di sé i drammi che in altre parti del mondo si consumano, forse l'eccidio di Tien a men a Pechino o la guerra civile in Nicaragua. Maria "per gratitudine e per autodifesa, per non mollare, se il buio di nuovo minaccia... " ricorderà: immagini, odori, sapori, emozioni legati alla Sardegna e alla Danimarca, ma anche a molti paesi del mondo che ha visitato non come turista distratta per arrivare alla sua vita di oggi, di donna settantenne, nonna di sei nipotini e scrittrice affermata, consapevole ma serena. Nella sua stanza a Copenaghen, può esprimere il suo abbraccio al mondo "che è bello e non smetterà d'essere bello quando la mia bocca e il naso e le dita e le orecchie e gli occhi miei non saranno più qui per conoscerlo e amarlo... ma quello dei figli, dei figli dei figli miei e di altri sino a che il sole splenderà sulla terra".

Maria Assunta Calvisi
G09_sento_loc