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La Sardegna è singolare femminile

7 gennaio 2010
Autore
Nino Nonnis
Con
Nino Nonnis

In ogni lingua il sistema evocativo dei termini cambia per la semplice particolarità del genere femminile o maschile. Pensiamo per esempio a una poesia. In italiano il nostro giorno sarà maschile, in sardo sarà femminile: sa die. La notte sarà su notti. Anche il nome della nostra isola è femminile. Avrebbe evocazioni diverse se fosse stato maschile? Il Sardegno. Il maschile e il femminile si intrecciano dando connotazioni o registrandole. I sardi sono particolari, unici, certe volte speciali, nel bene e nel male. Le sarde dividono il nome con un pesce baratto. In qualche caso, ma solo in continente, compare il sardegnolo, che serve per mettere a nudo la permalosità sardegnola.


Noi siamo noi, poco sappiamo di come eravamo e, fatalisticamente e passivamente, sappiamo come saremo. È una previsione facile. Saremo come sempre siamo stati. Anzi staremo peggio, perché stanno scomparendo gli alberi, i sottosegretari, le industrie, i parcheggi. Come siamo fatti? Tanti viaggiatori ci hanno descritto senza farci una bella figura (loro), ma noi ci teniamo a essere confortati dal giudizio altrui e spesso ci basta un piccolo stupore.


Tanti stranieri hanno fatto quello che doveva essere compito nostro: Wagner nella lingua sarda, Fridolin Weis Bentzon nella musica sarda, Luca Barbareschi nella politica.


Si cerca di entrare nei luoghi comuni, nelle convinzioni consolidate, nei giusti orgogli e in quelli fasulli. Il tutto con affettuosa autoironia, ad ampio raggio, trattando di uomini e atteggiamenti, luoghi e organizzazione, tradizioni e gusti, musicali, di ballo e letterari. Tutto ciò che può concorrere a una tipicità sarda, riguardata senza incanti e senza indulgenze. Senza offendere nessuno, sfidando un luogo comune che resiste: la permalosità sarda, per sondare e fondare un nuovo luogo comune: quello del senso sardo dell’umorismo.