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La piccola Parigi

14 marzo 2015
21,00
Autore
Nino Nonnis
Regia
Maria Assunta Calvisi
Con
Gianmarco Aresu, Pierpaolo Frigau, Daniela Musiu, Francesca Seu, Fausto Siddi, Barbara Zedda
Costumi
Marco Nateri
Movimenti scenici
Benito Granese

“La piccola Parigi” era Buggerru agli inizi del Novecento quando la moda, per le mogli dei direttori e degli ingegneri, arrivava dalla Francia. Era stato costruito anche il teatro “Perrier” in cui le compagnie che arrivavano da Parigi recitavano per i “signori”. La divisione era netta: da una parte padroni e direttori, dall’altra minatori. Vite distanti e separate, eppure irrimediabilmente legate dall’apparente equilibrio della sopraffazione.


Nel 1904 un direttore di origine turca, forse più puntiglioso di altri, decide la riduzione di un’ora della pausa dell’orario estivo: un’affermazione dell’arroganza del potere, una prova di forza, una in più, una di troppo. Una scintilla che esaspera animi in fondo rassegnati a un destino di lavoro senza una speranza di cambiamento. Scoppia la rivolta: Felice Littera, Salvatore Montixi, Giustino Pittau, tre minatori a caso, restano uccisi (un quarto, Giovanni Pilloni, morirà dopo dodici giorni). Giolitti dirà in Parlamento che i morti di Buggerru altro non erano che una specie di lotta della barbarie contro il progresso.


Perché rappresentare oggi questi fatti? È difficile razionalizzare questa mia esigenza di “continentale” acquisita alla sardità. Forse perché è un altro momento dell’itinerario che ho intrapreso da qualche anno nella cultura sarda, forse perché a Buggerru ho visto, ma soprattutto ascoltato, i cimiteri di miniere raccontare le loro storie come “donne morte sedute che hanno il fascino dell’abbandono di cose costruite da giganti legati alla catena”. Il fascino della morte perché la morte è stata vita e la vita è stata tutto: fatica, dolore, gioia, tensione, desideri.


Questo raccontiamo nella “Piccola Parigi”: un fatto di morte ma attraverso la vita, i corpi, le tensioni dei corpi, la pienezza delle parole, che arrivano a volte dure, a volte morbide, piene di poesia, in alcuni momenti velate da una sottile ironia e in altre cariche di humor. Perché ridere sul dramma dà il senso vero del dramma. Coglie la stupidità del suo accadimento.

la piccola parigi