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Diversamente, straordinariamente abile. Frida

17 luglio 2007
Autore
Nino Nonnis
Regia
Maria Assunta Calvisi
Con
Miana Merisi, Renata Manca
Costumi
Marco Nateri
Voce
Diego Rivera Coco Leonardi
Assistenza alla regia
Francesca Cara
Luci
Stefano De Litala
Organizzazione
Luana Brocato
Impianto scenico
Marco Nateri
Da circa due anni mi  frullava nella testa l'idea di uno spettacolo su Frida Khalo. Come nel passato Grazia Deledda, Maria Carta, un'altra grande donna-artista mi spingeva a raccogliere le idee e a tramutarle in progetto. Il 2007, anno del centenario della nascita, ha portato alla ribalta mondiale questo personaggio provocando una sorta di "fridismo": biografie, cortometraggi, perfino gadgets. Per un attimo ho avuto voglia di accantonare il progetto, ma Frida ormai mi era entrata dentro. Dovevo raccontarla.

Come sempre in questi casi ho affidato a Nino la scrittura del testo che, se all'inizio ha recalcitrato, poi si è appassionato e ha tirato fuori (per me questo è ancora un mistero!) le sue corde "femminili".

In scena Frida con la sua balia-amica-infermiera che per tutta la vita ha seguito le vicende straordinarie di questa donna davvero fuori dal comune. Se non è vero che Frida è nata nel 1910 con la rivoluzione messicana, come era suo vezzo affermare, è certamente vero che una rivoluzione ha rappresentato la sua vita ed il suo anticonformismo, il suo essere diversa in un percorso di autenticità, come donna e come artista. Due disgrazie, come lei affermava, ha avuto nella vita: l'incidente con l'autobus e l'incontro con Diego Rivera. Il primo le ha destinato la convivenza con la malattia, le sue molteplici operazioni, i suoi busti di gesso, d'acciaio, paradossalmente colorati e giocosi, un corpo in continua disgregazione. Yo soy la disintegración, scrive su un suo quadro. Diego le ha aperto il mondo degli artisti, dei rivoluzionari, dell'impegno politico, New York, Parigi... un mondo di incontri straordinari (Picasso, Breton, Kandinskij, Troszky...) ma anche di grande sofferenza e solitudine.

Diego la ama, ma consuma l'amore di tante altre donne come l'aria che respira. Esplode sulle tele di Frida il dolore, del suo corpo e del suo cuore, il colore del suo Messico che porta anche indosso nei suoi variopinti abiti lunghi e anche tanta voglia di vivere.

Viva la vida, scrive su una delle sue ultime tele, Viva Frida, scrivo io oggi.