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La casa di Bernarda Alba

7 gennaio 2009
Autore
Federico Garcia Lorca
Regia
Maria Assunta Calvisi
Con
Miana Merisi, Cristina Maccioni, Rita Atzeri, Luana Brocato, Anna Brotzu, Francesca Cara, Renata Manca, Carla Orrù, Marta Proietti Orzella
Costumi
Marco Nateri
Luci
Stefano De Litala
Impianto scenico
Marco Nateri
Elaborazioni visuali
Giovanni Coda
Musiche originali
Corrado Aragoni
Project manager
Marianna Carboni
Con la partecipazione di
Rossella Faa e Elena Ledda in video per l’attittidu

Quando Garcia Lorca scrisse “La casa di Bernarda Alba”, nel 1936, non immaginava che la realtà descritta potesse essere calata pari pari nella Sardegna di allora.


Il matriarcato delle donne sarde è un concetto che esprime in maniera calzante la figura di Bernarda: donna forte per necessità, castrante e a sua volta castrata. La realtà sociale, qui come in Spagna, sanzionava comportamenti e relegava ai margini chi non rispettava le regole stabilite dalla comunità; un lutto, soprattutto per le vedove, durava anni di segregazione.


Il sesso, e quindi il proprio corpo, erano vissuti, o meglio non vissuti, come qualcosa da negare e quindi da nascondere. Ecco perché il testo di Garcia Lorca si può mettere in scena in qualsiasi paese sardo senza timore di forzature e in un qualsiasi paese europeo dove si riscontrano condizioni sociali analoghe.


Lo spettacolo è, infatti, inserito nel progetto “Bernarda talks to the world”, che ha avuto il riconoscimento della Comunità Europea e di cui L’Effimero Meraviglioso è capofila, e ha come partners Tomcsa Sandor Theatre (Romania), Academy of Humanities and Economies (Polonia) e Boga Net (Spagna).


Lo spettacolo rientra, inoltre, in una proposta d’innovazione di linguaggi espressivi in quanto utilizza in maniera inusuale le immagini video che non sono, in questo caso, un contributo al “teatro”, ma parte integrante del racconto teatrale e a volte racconto di per se stesse, oltre al testo teatrale.


Il funerale del marito di Bernarda, i sogni inconfessabili, le angosce delle figlie, le scene d’amore rubato o negato, la dimensione onirica della vecchia madre, rientrano a pieno titolo nella drammaturgia dello spettacolo anche se non esplicitate nel testo di Garcia Lorca.


Teatro e cinema dunque, in un connubio stretto e necessario per uno spettacolo in cui l’assenza entra prepotentemente nella dimensione della presenza e il non visto e il non detto pesano come macigni.


Un testo forte, potente, duro, che non lascia scampo, che dipinge senza indulgenze il disperato bisogno di libertà di chi vive una esasperata costrizione che alimenta sentimenti morbosi e segreti e di fronte alla quale si presentano due percorsi possibili: la follia o il  suicidio.


“Voglio andarmene di qui, Bernarda, a sposarmi in riva al mare” - dice la vecchia madre ormai “fuori” dall’osservanza delle regole e del conformismo e libera quindi di andare in riva al mare con il suo desiderio.


“Ci annegheremo tutte in un mare di lutto” - dice invece Bernarda, senza appello alcuno nel finale quando ormai è spenta ogni scintilla di speranza e il dramma si è tutto consumato.


E ancora: “Silenzio, ho detto, silenzio!”. E il silenzio cala sulle vite di queste donne come cala sull’autore che verrà fucilato due mesi dopo aver scritto quest’ultimo testo. Questo silenzio, invece, ha suscitato parole, pensieri, azioni, poiché “La casa di Bernarda Alba”, un capolavoro della drammaturgia contemporanea, continua a raccontare sui palcoscenici di tutto il mondo questa temperie di emozioni che è di nessun luogo ma di tutti i  luoghi, di nessun tempo ma di tutti i tempi.


Oggi, in modo e con forme diverse, continuiamo a vivere sulla nostra pelle la ricerca della libertà e della autenticità del nostro essere. Bernarda ci riguarda ancora.


Lo spettacolo è stato rappresentato a Lodz (Polonia) e a Odorheiu-Secuiesc (Romania, Tomcsa Sandor Theatre) nel maggio 2010; a Olbia, Arzachena e Meana Sardo nell’aprile del 2011, inserito nel circuito CEDAC e a Cagliari (Teatro delle Saline – Akroama), nell’ambito della stagione teatrale 2011-2012.

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